Cinema - 05 Settembre 2010 - 12:22
’Potiche’, il successo di Ozon
La commedia francese piace e diverte; dai commenti di regista e attori, però, arriva un attacco alla politica italiana

di CONCETTA RUOTOLO. Una volta ancora, arriva all’estero un pessimo riflesso della politica italiana. Il nostro paese con le sue tante contraddizioni, liti ridicole tra politici, manifestazioni e proteste organizzate a tavolino, si presta facilmente a caricature e riletture parodistiche. Può, inoltre, servire da spunto per riflessioni un po’ amare su una società in cui molti meccanismi sono assolutamente da rivedere. E’ quello che è successo con un film presentato alla 67a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia. La pellicola “Potiche” (che si potrebbe tradurre con l’espressione italiana ”bella statuina”), del regista Ozon e con attori del calibro di Catherine Deneuve, Gerard Depardieu e Fabrice Luchini, racconta la storia di una famiglia borghese della Francia di fine anni ’70. Il capofamiglia, l’imprenditore Robert Pujol, mostra la stessa autorevolezza e lo stesso dispotismo sia in casa sia in nella sua azienda. L’uomo sembra tenere tutto sotto controllo, fino a quando un evento imprevisto scombussola ogni equilibrio. Gli operai della ditta che gestisce entrano in sciopero e lo sequestrano in segno di protesta. A questo punto, la moglie Suzanne –anche lei da sempre soggetta al marito/padrone- prende il posto di Robert e si occupa della fabbrica. La donna mostra in effetti una certa fermezza e una buona capacità di gestire la situazione in maniera efficace. Da questo punto di vista, dunque, appare chiaro che “Potiche” sia una critica al maschilismo imperante, che ancora esiste e relega molte donne a ruoli mediocri e secondari. La protagonista femminile Deneuve ha infatti dichiarato che il film vuol far pensare alla condizione delle donne, spesso oggetto di forti discriminazioni. Ozon ha riscosso grande successo perché con toni leggeri, ma in maniera non banale, è riuscito ad evidenziare le capacità della donna di lottare per sottrarsi a questi schemi. Aldilà dei meriti strettamente artistici, però, quello che ha colpito la platea della Biennale sono stati anche alcuni commenti che hanno accompagnato la presentazione della pellicola. Il regista di “Potiche” ha infatti dichiarato che fra le fonti di ispirazione utili per il film ci sono state alcune vicende riguardanti la politica contemporanea. Ozon ha precisato che il suo film non contiene espliciti riferimenti al Presidente Sarkozy; il regista, però, non ha negato l’influenza della campagna della socialista Royal (avversaria proprio di Sarkozy nelle elezioni del 2007), da alcuni accolta allora come una “potiche”, e la figura della première dame Carla Bruni. Dulcis in fundo, poi, ad averlo colpito è stata “la ripresa del machismo nella società e nella politica italiana”. Come se non bastasse questa dichiarazione, già abbastanza triste di per sé, l’attore Luchini, protagonista maschile del film, ha aggiunto: “Mi piacciono i personaggi al limite dell’ignominia. Sono felice quando mi offrono ruoli di esseri mediocri, meschini, reazionari, ignobili. Come il vostro presidente del Consiglio”. Battuta quasi ritrattata, poi, per la paura di querele e processi. Davvero poco confortante che all’estero arrivi una simile immagine della politica italiana. Poco confortante perché, in fondo, è un’immagine che corrisponde al vero. Quello che invece è interessante e confortante, è che Ozon e Luchini – un po’ come già aveva fatto Elio Germano a Cannes- abbiano scelto un palco importantissimo per lanciare un messaggio, esprimere un’opinione personale su un argomento serio come la politica internazionale. Buon esempio, dunque, di quello che può essere il ruolo dell’artista nella società moderna.  




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