Costume - 11 Luglio 2010 - 00:39
Parolacce? Ok, se le usano i giovani
Lo ha deciso una sentenza della Cassazione



di CONCETTA RUOTOLO. Secondo la Cassazione, parolacce, insulti ed offese possono essere tollerate, se usate dagli under 40. Insomma, essere giovani è questione di slang. E’ così soprattutto per gli adolescenti, costantemente alla ricerca di un senso, di una spiegazione e di una direzione, lungo il faticoso percorso che li porta a costruire la loro identità; il loro maggiore bisogno è sentirsi accettati, riuscendo a sviluppare senso di appartenenza e condivisione. Per raggiungere lo scopo, quale mezzo migliore del linguaggio? Principale e più sorprendente tra le nostre facoltà, ci consente di entrare in contatto con gli altri, perché è il linguaggio che rende possibile la comunicazione. E una buona comunicazione è una parte importante in un efficace processo di integrazione, fondamentale per ragazzi ed adolescenti che cercano di orientarsi prima di varcare la soglia del caotico mondo adulto. Lo slang è per eccellenza la lingua dei giovanissimi: mutevolezza ed apparente complessità garantiscono a pochi eletti la possibilità di interpretare correttamente i messaggi che si desidera trasmettere. Sì, perché una delle principali caratteristiche degli slang è la creatività, che rende possibile un’abbondanza di neologismi, slittamenti di senso, anagrammi, giochi di parole, metafore e contrazioni di ogni genere, il cui significato non sempre è di facile intuizione. Internet, la vita quotidiana, gerghi tecnici e addirittura i dialetti diventano inesauribile fonte di materie prime e sconfinato campo di sperimentazione linguistica. La diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione e la conseguente nascita della CMC (comunicazione mediata dal computer) hanno ad esempio favorito lo sviluppo di un linguaggio basato sulla brevità e sulla sintesi. Così, se si invia un sms o si chatta con un amico, non servono più 7 lettere (o potremmo chiamarli “caratteri”) per scrivere la parola “persona”, visto che basta sostituire la sillaba iniziale con il segno x (XSONA). Si sacrificano alla causa della brevità e del recupero di spazio virtuale anche le vocali, accessori superflui nella trasformazione di QUALCUNO in QLCUNO o di QUALCOSA in QLCSA. Ma lo slang non è solo questo. Sempre più spesso entrano a far parte del gergo giovanile espressioni scurrili, vocaboli volgari, offese e parolacce. Da una parte, va bene che il mondo adulto venga parzialmente lasciato ai margini di questa piccola conquista linguistica, che accomuna i più giovini in base ad una specifica e quasi misteriosa competenza comunicativa, volutamente non accessibile a tutti. Dall’altra parte, però, nasce il dubbio, in chi osserva il fenomeno dall’esterno, su come capire se a questa comunità linguistica spontanea si debbano, all’occorrenza, porre dei freni. Un linguaggio un po’ fuori dal comune va bene, ma come comportarsi quando dal neologismo si passa alla volgarità fine a se stessa? Offese, insulti e parole forti sono spesso tanto inflazionate da aver quasi perso l’originario significato e da venir usate con sconcertante nonchalance. Proprio per questo la Cassazione ha deciso che alcune parolacce, espressioni colorite ed insulti non costituiscano reato se a pronunciarle sono giovani under 40. Fin qui, niente da ridire. Quando, però, i giudici aggiungono che le parolacce possono essere tollerate perché usate quasi a mo’ di intercalare…bhè, forse non c’è da stare allegri. Non esiste nulla di più bello che potersi esprimere in libertà, ma la lingua italiana è così intensa ed affascinante, che sarebbe un delitto sminuirne il valore diventando indifferenti a volgarità e turpiloqui, poco importa se under 40 o meno.




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