Esteri - 02 Settembre 2010 - 08:02
Maliki tranquillizza gli iracheni
Il capo di stato iracheno si è rivolto alla nazione assicurando che le sue forze di sicurezza saranno in grado di garantire la pace. Anche se di fatto la situazione sembra diversa



di JUNIO ROMANO GULINELLI. Il Capo del governo Iracheno, Nuri al Maliki, ha annunciato che l’Iraq è un paese sovrano e indipendente. In un messaggio televisivo alla nazione, il giorno in cui si sono concluse ufficialmente le operazioni di combattimento delle truppe nordamericane nel paese, il leader arabo si è rivolto ai cittadini affermando: “Iracheni, avete un appuntamento con una nuova festa nazionale nella quale recupererete la sovranità del vostro paese e disegnerete il suo futuro con le vostre mani”. Molti iracheni credono che si tratti di un’ affermazione vera. Maliki, inoltre, ha anche assicurato che i 660.000 uomini dell’esercito e la polizia sono capaci di garantire la sicurezza nel paese. Dicendo: “Vi tranquillizzo sulla capacità delle nostre forze di sicurezza che si assumeranno la responsabilità”.  Il problema però è che il suo capo di stato maggiore lo contraddice. Bakabar Zebari aveva infatti affermato qualche giorno fa che l’esercito avrebbe avuto bisogno di almeno una decade per consolidarsi. Ad ogni modo in diverse basi nel suolo iracheno rimangono stabili sei brigate USA, 50.000 soldati, che addestreranno e forniranno materiali di guerra ai militari locai, formandoli anche in materia di spionaggio e sull’uso di armi. I soldati americani ufficialmente entreranno in azione solo nel caso in cui le truppe irachene non dovessero riuscire a contenere eventuali ribellioni e fiammate di violenza. Questo perché, anche se da due settimane si dice che le truppe americane stanno abbandonando l’Iraq, di fatto non sembra proprio così. “I 50.000 soldati statunitensi che rimangono sono truppe di combattimento, anche se le chiamano con un altro nome. Le differenze rispetto alla struttura e al personale di queste brigate sono minime rispetto alle truppe da combattimento”, ha assicurato Kenneth Pollak, del Brookings Institute. Maliki si è soffermato molto sul fatto che la guerra settaria che insanguinò l’Iraq nel 2006 e nel 2007 non tornerà. “Non lo permetteremo” ha avvertito. Il vicepresidente degli Stati Uniti, Joseph Biden, atterrato Lunedì a Bagdad per assistere oggi alla cerimonia che metterà fine ai combattimenti dei suoi militari in Iraq e per fare pressioni sui leaders politici affinché formino un Governo, si è dimostrato ottimista anche lui. “Nonostante ciò che dice la stampa internazionale, la situazione è molto più sicura, ha detto. Rispetto al 2007, il calo del numero di vittime  è evidente, visto che la guerra religiosa si è conclusa. Però la violenza si era risvegliata recentemente, il mese di Luglio, nel quale 396 civili hanno perso la vita, il doppio rispetto al mese precedente. In Agosto, invece, gli insorti hanno disseminato il paese di esplosivi in due giornate di sangue in cui sono state uccise 120 persone.




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