Eventi - 28 Giugno 2010 - 09:42
Gay Pride. Visto dai napoletani
Napoli, sabato 26 giugno



di ANNA DE IANNI Napoli città ospite del “Gay Pride 2010”. Centocinquanta mila i presenti, secondo l’ANSA, (25.000 per la questura, 50.000 per la stampa, 300.000 per gli organizzatori) che, dalle ore 15:00, hanno attraversato il centro storico del capoluogo partenopeo, a partire da Piazza Cavour per arrivare fino a Piazza del Plebiscito. Diversi i colori e gli orientamenti, sessuali e politici, dei partecipanti che hanno preso parte alla manifestazione e che, nel cuore della città, hanno lanciato il messaggio “STOP ALL’OMOFOBIA”. Oltre ad ArcyGay ed ArcyLesbica, hanno manifestato i gruppi cattolici e cristiani, i gruppi locali, il gruppo romano”SubWooFerBears”, l’associazione “Genitori omosessuali”, e naturalmente Vladimir Luxuria. Il “Gay Pride”, letteralmente orgoglio gay, battezzato fin dal suo primo appuntamento come movimento di liberazione omosessuale (per gay, lesbiche e trans gender), riparte a Napoli, qui dove, nella patria della pizza e del mandolino, sembra svilupparsi in una formula nuova, in apparenza più inclusiva. Curiosi e attenti al passaggio dei carri, i napoletani pare, infatti, abbiano accolto l’evento senza pregiudizi. Contenta per l’evento “svoltosi all’insegna del rispetto e della pacificazione” si è detta anche il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, non presente però alla manifestazione. Eppure ad uno sguardo più attento l’arcano si è svelato. A pochi passi dal corteo, lì dove, lungo via Roma, la gente proseguiva il suo shopping del sabato, colorite espressioni e impavidi commenti albergavano tra la folla, che, una volta abbandonata, o in molti casi solo fiancheggiata, la piazza delle meraviglie, si rivolgeva affranta al suo compagno di viaggio per spiegargli, dopo aver con veemenza affermato il suo spirito di tolleranza e comprensione dell’altro, quanto fosse innaturale vedere due ragazzi o ragazze scambiarsi in pubblico semplici effusioni, come un bacio. Insomma il pregiudizio che ritorna, o meglio, non se ne va! Purtroppo l’indisposizione al “diverso” non si è fermata qui, ma si è espressa in forme anche violente. Come è stato per la tentata violenza sessuale ai danni di una giovane donna colombiana di 24 anni, che dopo esser stata declamata “lesbica” è stata palpeggiata e minacciata. Ma, nonostante questo e nonostante le proteste di Forza Nuova (che si è stanziata al Vomero per un sit-in), la marcia del gay pride è, comunque, proseguita fino alla piazza del Plebiscito, dove gli esponenti del movimento gay si sono stanziati con i cori di festa, e gli abiti succinti e ironici cartelloni. Senza nulla togliere al suo spirito di tradizione, bandiere arcobaleno e triangoli rosa (riscattato dall’uso fattone dai nazisti contro gli omosessuali) sventolavano nell’aria, parole di protesta urlate per affermare la “fierezza” (pride) d’esser diversi. E tra le musiche (24 Grana, i Sound Mania, Nino D’Angelo e Luisa Corna e gruppi emergenti), i bikini glitterati delle signorine trans gender, le grida delle vecchiette che annunciavano “lo sciopero delle femminelle”, i coriandoli e le nuvole che man mano nella sera hanno svuotato la piazza, si è consumato un grande evento - acclamato dalle associazioni queer e dai politici locali come il sindaco - , in proclamazione di quel primo 28 giugno del 1969, in cui si consumò la rivolta di Stonewall - una serie di scontri violenti tra un gruppo di omosessuali e la polizia di New York in un bar gay in Greenwich Village, dal nome “Stonewall Inn” - da cui ha preso inizio il Gay Pride.   




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