Eventi - 03 Settembre 2010 - 11:39
Kurt, il mito rivive a Seattle
Mostra dedicata al leader dei Nirvana al Seattle Art Museum, fino al 6 settembre



di ANNA DE IANNI. Kurt è il titolo della mostra che il Seattle Art Museum dedica alla rock star dei Nirvana. A 16 anni dalla sua scomparsa (1994), Cobain è un mito che fa ancora parlare di sé. Se pensiamo a Kurt Cobain ci viene in mente immediatamente la sua giovane scomparsa a soli 27 anni, pensiamo istintivamente ai Nirvana e alla scena del grunge rock degli anni novanta. O ancora a Nevermind, l’album di maggior successo del gruppo di Seattle, con più di 25 milioni di copie vendute. Album che, per inciso, è stato unanimemente considerato l’apice della produzione artistica della band e di tutto il genere grunge e annoverato tra i migliori album discografici di ogni epoca - che ebbe anche tra i suoi meriti quello di aumentare la popolarità dell’alternative rock. Dopo le numerose celebrazioni alla sua memoria in film, cd e stampe, ci sembra di aver conosciuto la rock star sfrenata e sfortunata in ogni suo aspetto. Eppure in questi mesi il Seattle Art Museum ha avviato un progetto molto ambizioso che lo riguarda e in cui Cobain è ancora una volta il protagonista. Si tratta della mostra a lui dedicata dal titolo semplice ed esplicativo, “Kurt”. Un modo come un altro per parlare del celebre musicista, un modo nuovo per esplorare le influenze della sua musica e della sua immagine sull’arte contemporanea. L’esposizione raccoglie un gran numero di opere, dalla pittura all’arte digitale, direttamente ispirate alla figura di Cobain o influenzate dal movimento grunge. Ai giovani nomi della scena artistica statunitense è stata data l’occasione di rappresentare su tela, fotografia o attraverso installazioni la figura di Kurt. Non si tratta, naturalmente, di una mostra di memorabilia con cd, chitarre o vestiti indossati dal cantante ma un evento con disegni, dipinti, fotografie e instalazioni create da artisti come  Elizabeth Peyton, Douglas Gordon, Daniel Guzman, Scott Fife, Jeffry Mitchell e Jessica Jackson Hutchins. Tutte le opere presenti all’evento partono da una sorta di connessione con Cobain. In alcune questo legame è dolorosamente diretto come la fotografia di Cobain a Seattle scattata da Alice Wheeler. Altri artisti come Gretchen Bennett hanno invece cercato un approccio non iconico, rendendo la figura di Cobain simile ad un personaggio quotidiano, lontano dalla celebrità. L’evento in mostra dal 13 maggio fino alla prima settimana di settembre aiuterà a comprendere quanto la potenza di un antieroe come Kurt Cobain sia arrivata inalterata sino ai giorni nostri. Kurt simboleggia gli ideali, le aspirazioni e le contestazioni della generazione degli anni novanta. Attraverso le opere realizzate da quegli anni fino ad oggi, gli artisti presenti all’esposizione al Seattle vogliono poter dare una risposta alla domanda: perché e come l’immagine e i gesti di Cobain sono arrivati a significare così tanto per una generazione e, forse, anche per quella successiva? La mostra proseguirà fino al 6 settembre, quindi, per chi avesse curiosità di aver risposta alla questa semplice domanda c’è ancora tempo, ma è bene non aspettare oltre, considerando che, al momento, non è stata fissata alcuna data in Europa o in Italia.





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