Eventi - 18 Maggio 2010 - 12:38
L’arte di Turner in giro per l’Europa
Il paesaggista inglese e i suoi maestri, fino al 24 maggio al Grand Palais di Parigi



di ANNA DE IANNI. Turner sta girando il mondo. Dopo il successo alla “Tate Gallery” di Londra (fino al 31 gennaio), arriva al “Grand Palais” di Parigi (22 febbraio-24 maggio), per essere poi al “Prado” di Madrid (22 giugno-19 settembre). La mostra itinerante dal titolo “Turner e i suoi maestri”, frutto della cura e della collaborazione tra la “Tate Britain”, “R.M.N.”, “Louvre” e “Prado”, intende ricostruire il percorso e le influenze che hanno ispirato il grande artista inglese. Joseph Mallord William Turner (1775-1851), amante dell’Italia e dei suoi colori, devoto ai soggetti naturali, paesaggi per lo più, o anche ai temi mitologici, ebbe molto dal contatto con i suoi contemporanei, come ad esempio Bonington e Claude Lorrain, come dai pittori italiani (Tiziano, Salvator Rosa) o coevi (Constable, R. Parker), da cui trasse ispirazione. La profonda originalità delle sue visioni - naturalistiche e a tratti classicheggianti a tratti moderne - attinse a piene mani dalle influenze degli artisti che cercò di emulare e con cui si trovò a rivaleggiare. Il grande pittore romantico inglese serbava in sé e nella sua arte un autentico bisogno, ossessione quasi, di dimostrare la sua superiorità artistica rispetto ai suoi stessi maestri. Eppure, la mostra che, dopo l’inverno trascorso a Londra, approda ora a Parigi, è la prima esibizione pubblica in assoluto nella quale viene presentata la sfida di Turner con il passato e l’accesa rivalità con i suoi contemporanei. Il processo di creazione della sua particolarissima visione è divenuto, con queste intenzioni, il tema caldo della mostra che è di stazza ora al Grand Palais di Parigi. Circa cento quadri più una serie di opere grafiche, quali incisioni, studi, schizzi, del celebre paesaggista inglese (provenienti da collezioni inglesi e statunitensi oltre che dai grandi musei europei) sono stati raccolti per essere organizzati secondo un’impalcatura espositiva complessa a sette sezioni, ognuna delle quali dedicate ad un momento della sua formazione artistica. A partire dai tempi della sua educazione alla “Royal Academy” e della sua frequentazione di artisti come Richard Colt Hoare, influenzato a sua volta dalle opere classiche di Claude Gellée, Nicolas Poussin, Gaspard Dughet e Richard Wilson, fino al periodo del soggiorno in Italia e della conoscenza di personaggi come Salvator Rosa, momento di grande trasformazione nello stilema della sua arte. La mostra prende in considerazione il suo intero excursus vitae: il periodo accademico, quello del paesaggio classicheggiante, quello del soggiorno romano, quello delle influenze dei pittori coevi fino alla sua ultima arte, quella pittura matura che andava verso l’astrattismo che solo la critica novecentesca arrivò a comprendere poi e a spiegare come una nuova forma di figurazione “ante litteram”, una vera novità. I suoi maestri, quelli che lo hanno preceduto e quelli da cui ha tratto insegnamento, sono stati, dunque, la fonte stessa della sua arte e la sua musa artistica. E non solo per lui. Dopo “Picasso e i suoi maestri”, il Grand Palais di Parigi tenta ancora il successo con “Turner e i suoi maestri”.




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