Eventi - 17 Maggio 2010 - 13:59
Tre decenni di William Kentridge al Moma
Ultimo giorno di mostra dedicata all?artista sudafricano al Museo d?arte moderna di New York



di ANNA DE IANNI. Ultima giornata della mostra che il MoMa di New York ha dedicato a William Kentridge. Fino alle ore 17,30 di questo pomeriggio, il Museo d’arte moderna della città di New York esporrà nei propri spazi le opere dell’artista sudafricano che hanno fatto tre decenni della sua carriera. Dai collage alla scultura, dalle opere di animazione alle scenografie teatrali, Kentridge mette così in mostra tutta la sua versatilità artistica. Originario di Johannesburg (Sud Africa), William Kentridge, dopo aver vissuto da vicino l’Apartheid, ha iniziato a guardare alla storia del suo paese con grande lucidità e consapevolezza, sentimenti che misti ad una particolare sensibilità hanno alimentato la sua arte e il suo particolare tocco artistico. Attraverso i suoi primi cortometraggi animati, come quelli che lo hanno reso noto al pubblico internazionale negli anni ’90, e i più complessi film d’animazione come “Tide Table” (2003), attraverso le scene teatrali costruite utilizzando mezzi e tecniche diverse e sperimentali o mediante anche gli oggetti che comparivano sul palcoscenico, come sculture in bronzo, disegni eseguiti con il gesso e con il fuoco oppure video-istallazioni e proiezioni su facciate di edifici, Kentridge dimostra d’essere l’artista multidisciplinare per eccellenza. “Capace di raccontare i risvolti più duri e quotidiani della realtà sudafricana con un linguaggio che nulla concede alla retorica” (Duetart), altrettanto abile nell’esprimere su carta o pellicola, su un palcoscenico o in una videoproiezione, le pene dell’uomo contemporaneo. Già protagonista al “Metropolitan Opera” di New York, lo scorso 5 marzo, per la prima assoluta de “Il naso di Shostakovic” per cui è regista e scenografo, è tornato in scena, dal 24 febbraio fino al 17 maggio, al MoMa di New York per la mostra di cui è l’autore. L’esposizione cerca di far rivivere, dunque, gli ultimi trenta anni di attività di Kentridge lasciando emergere la sua duttile arte in cui convivono allo stesso modo la politica e la poesia. Interessato all’Apartheid, al colonialismo e al totalitarismo, pratico delle tecniche di animazione come della scultura, del disegno, o del collage, nella mostra a grande scala al MoMa si esplorano unicamente cinque primari temi presenti nelle multiple forme d’arte di William, dagli anni ’80 ad oggi. La sfera pubblica e la paura collettiva sono i temi della prima sezione, la memoria e i disegni sono parte della seconda e della terza, mentre la quarta e l’ultima riguardano il lavoro teatrale, in particolare l’illuminismo nel “Flauto magico” di Mozart e la politica e il modernismo ne “Il naso di Shostakovic”. Circa 120  le opere selezionate per esporre i suoi ultimi tre decenni e i cinque temi individuati - molte provenienti dalla collezione del MoMa. Nello specifico per la mia sezione “Occasional and residual hope: Ubu and the procession”, Kentridge analizza il processo e l’impatto delle testimonianze che ci sono state durante la commissione “Thuth and reconciliation” (un tribunale straordinario istituito nel 1994 dopo la fine del regime dell’apartheid in Sud Africa), attraverso Ubu Roi che è un personaggio creato dallo scrittore Alfred Jarry, simbolo del desiderio di potere e di chi ne abusa. Nella sezione “Parcours d’Atelier”, l’artista sudafricana racconta e riflette sulle lunghe ore spese nel suo atelier, mentre nelle ultime due sezioni l’indagine artistica ricade sul lavoro di teatro “Sarastro and the Master’s Voice”, “Il flauto magico”, “Il naso di Shostakovic” di Kentridge.    




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