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Piccoli aguzzini crescono
10 Marzo 2010 - 14:48 |
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Sempre più diffusi tra i giovanissimi episodi di violenza e vandalismo
di CONCETTA RUOTOLO. Per loro la violenza è una fede e la prevaricazione il nuovo verbo da diffondere. Appaiono freddi ed insensibili, ma pensano di essere carismatici. Sono violenti con gli animali indifesi, arroganti con genitori e coetanei e, come successo recentemente, sono capaci di distruggere tutto ciò che gli capita a tiro, perfino se si tratta di una scuola. Questo è purtroppo il ritratto dell’adolescente tipo. E il termine “adolescente” lascia fuori tutti i ragazzini di otto, nove o dieci anni, che hanno già seri problemi di bullismo. Le aule scolastiche sono il luogo preferito per soprusi e violenze. I bulli, ragazzi che sono o credono di essere particolarmente forti, esercitano il loro potere su chi è più debole. Diverse sono le forme sotto cui il fenomeno può manifestarsi. Esiste un tipo di bullismo diretto che può essere sia verbale –ed è fatto di minacce, insulti ed offese- sia fisico –violenza sulla vittima o, a volte, sugli oggetti cari alla vittima. Più meschino e probabilmente più difficile da individuare è poi il bullismo indiretto, che porta lentamente all’isolamento della vittima. Tanto aggressori che vittime possono essere sia maschi sia femmine. Alla differenza di sesso è legato un differente comportamento: i maschi agiscono in maniera diretta, le femmine, invece, mettono in pratica atti di bullismo indiretto. Due sono, poi, le principali tipologie di bullo:dominante e gregario. E’ un bullo dominante il ragazzino forte, arrogante, sicuro di sé e con un eccessivo bisogno di imporsi e dominare gli altri; incapace di accettare le sconfitte, le punizioni o di rispettare le regole, mostra un atteggiamento irriverente anche nei confronti degli adulti. Si definisce, invece, “bullo gregario”, il gruppetto di due o tre persone che aiutano e sostengono il bullo dominante. Privi della forte autostima del primo ed estranei alla sua popolarità, cercano di migliore la loro vita sociale seguendolo ed obbedendo ai suoi ordini( creando così quello che è spesso definito “branco”). Capitolo a parte è quello dedicato alle vittime. Fatta eccezione per un esiguo numero che si può definire “provocatrici” perché, con il loro atteggiamento, sembra quasi che sfidino il bullo, la maggior parte delle vittime è “passiva o sottomessa”. Si tratta di soggetti con seri problemi di autostima, poco bravi a socializzare con gli altri, sempre in cerca della protezione di un adulto ed assolutamente incapaci di difendersi. L’attenzione nei confronti delle vittime deve sempre rimanere altissima. Chi subisce aggressioni, infatti, va incontro a serie conseguenze che vanno dalla totale chiusura fino all’abbandono scolastico e, in casi più gravi, allo sviluppo di depressione o atteggiamenti autolesionisti. Bullismo, comunque, non significa solo relazione asimmetrica fra vittima e bullo. Il fenomeno coinvolge infatti una terza categoria di persone: gli spettatori. Tutti quelli che, pur assistendo ripetutamente alle aggressioni dei bulli, restano in silenzio, senza fare nulla né per fermare le violenze né per difendere le vittime. Il problema degli spettatori, nell’immediata attualità, è di particolare rilevanza. I fenomeni di bullismo hanno ormai valicato i confini della vita reale per trasferirsi sul web. Appaiono in rete video vergognosi in cui ragazzi deridono e maltrattano loro coetanei che, spesso, sono soggetti affetti da disturbi mentali o handicap fisici. I filmati girati vengono diffusi via Internet per vantarsi della propria prepotenza ed un pericoloso episodio di violenza diventa assurdamente occasione di divertimento e momento di aggregazione. La situazione è talmente delicata che, nella speranza di trovare un qualunque modo per arginare il fenomeno – quanto meno in queste vili manifestazioni telematiche- sono stati chiamati in causa i proprietari di servizi Internet come Google, Facebook e YouTube. Dato il moltiplicarsi di questi video, qualcuno inizia a chiedersi se la responsabilità delle immagini trasmesse sia solo dell’utente che carica il file o anche del contenitore virtuale che lo trasmette. Sebbene questa sia tutta un’altra questione, riguardante la privacy, la libertà individuale e le norme che regolano il cyberspazio, il fatto che le piazze virtuali affrontino la questione resta pur sempre sintomatico della capillarità del problema. Una violenza di tale portata e il modo in cui i ragazzi più giovani umiliano se stessi prima ancora che i compagni indifesi, si può risolvere solo col dialogo? Gli esperti propongono di puntare su un rapporto più intenso fra scuola e famiglia e, per quanto riguarda i genitori, sulla capacità di costruire un rapporto empatico con i propri figli, aiutandoli magari a rafforzare la propria autostima attraverso attività extrascolastiche, che portino il ragazzo a scoprire passioni ed interessi. Maggiore contatto,quindi, cercando di non dimenticare che i ragazzi di oggi, diventeranno gli adulti nelle cui mani metteremo il nostro futuro. |
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